Cedolare secca 2022: cosâè e come funziona?
Anche nel 2022 è possibile applicare ai contratti dâaffitto la tassazione a cedolare secca, beneficiando quindi di unâimposta fissa in luogo delle ordinarie aliquote IRPEF.
Introdotta con il fine di contrastare lâevasione fiscale in materia di affitti, a disciplinare la cedolare secca è il Decreto legislativo del 14 marzo 2011 n. 23, con il quale è stato istituito il regime di tassazione sostitutivo del reddito fondiario derivante dalla locazione di immobili.
La cedolare secca è sostitutiva dellâIRPEF, e per chi opta per la sua applicazione è inoltre previsto lâesonero dal versamento delle imposte di registro e di bollo, cosĂŹ come delle addizionali IRPEF regionali e comunali.
Sono due le aliquote della cedolare secca:
- tassazione del 21 per cento sui contratti dâaffitto a canone libero di immobili locati a fini abitativi. Soltanto fino al 31 dicembre 2019 era possibile accedervi anche per le locazioni commerciali;
- tassazione ridotta del 10 per cento per i contratti dâaffitto a canone concordato.
Lâapplicazione della tassazione a cedolare secca non è automatica, ma è subordinata allâesercizio di unâopzione in sede di registrazione del contratto, da effettuarsi con modello RLI. Si può scegliere di passare dallâIRPEF alla cedolare secca del 21 o del 10 per cento anche negli anni successivi, ovvero in sede di proroga del contratto.
Cedolare secca 21 per cento: come funziona, requisiti e calcolo
La cedolare secca del 21 per cento è sicuramente quella maggiormente applicata, considerando che a differenza dellâaliquota âsuper agevolataâ del 10 per cento, i requisiti previsti per lâaccesso sono molto meno stringenti.
Vediamo dunque come funziona la cedolare secca del 21 per cento e forniamo un esempio di calcolo per capire cosa cambia rispetto alla tassazione IRPEF.
Possono scegliere di applicare la cedolare secca del 21 per cento le persone fisiche titolari del diritto di proprietĂ o di godimento di un immobile, ma solo al di fuori dellâesercizio di attivitĂ dâimpresa, arti o professioni.
Il regime di tassazione agevolato si applica alle unità immobiliari appartenenti alle categorie catastali da A1 a A11 locate ad uso abitativo e per le relative pertinenze.
In caso di contitolaritĂ dellâimmobile lâopzione deve essere esercitata distintamente da ciascun locatore.
Nei casi in cui si opta per la tassazione a cedolare secca del 21 per cento, non sono dovute le imposte di registro e di bollo allâatto di registrazione del contratto, cosĂŹ come non si pagano le addizionali IRPEF.
In sostanza, il 21 per cento di tassazione, applicato sul totale del reddito fondiario percepito dal contribuente nellâanno, sostituisce tutte le altre imposte collegate alla locazione, sia per lâinquilino che per il proprietario.
La convenienza della cedolare secca rispetto alla tassazione IRPEF è quindi chiara, anche se – come approfondiremo meglio in seguito – bisognerĂ valutare caso per caso quando, paradossalmente, lâaliquota del 21 per cento si presenta meno vantaggiose dellâIrpef dal 23 per cento al 43 per cento.
Esempio calcolo cedolare secca 21 per cento
Appare utile fornire un esempio di calcolo della tassazione con cedolare secca.
Prendiamo il caso di un immobile locato con canone annuo pari a 10.000 euro: applicando lâaliquota del 21 per cento, il totale delle imposte dovute sarĂ pari a 2.100 euro.
Ponendo il caso che, invece, il contribuente scegliesse di restare nel regime IRPEF, sulla sola quota di reddito da locazione lâimposta dovuta sarebbe pari a 2.300 euro, senza considerare le addizionali, e le imposte dovute in sede di registrazione del contratto.
Bisogna poi ricordare che con la tassazione IRPEF tutti i redditi percepiti nellâanno dal contribuente si sommano e che, di conseguenza, lâaliquota di tassazione applicata viene condizionata anche dalle altre somme dichiarate (come i redditi da lavoro dipendente).
Si evince da tale assunto il fatto che la cedolare secca conviene in misura maggiore ai contribuenti con redditi elevati.
Per il momento però fermiamoci qui, per analizzare meglio la questione in seguito.
Cedolare secca 10 per cento: quando si applica
I requisiti per lâapplicazione della cedolare secca si fanno piĂš stringenti ai fini dellâaccesso alla tassazione con aliquota del 10 per cento.
La cedolare secca 10 per cento si applica soltanto ai contratti a canone concordato:
- in Comuni con mancanza di soluzioni abitative o densamente popolati;
- ai contratti dâaffitto a studenti universitari;
- nei Comuni in cui vi sono state calamitĂ naturali;
- agli affitti transitori disciplinati dalla legge n. 431/1998.
Lâaspetto che caratterizza la cedolare secca del 10 per cento è quindi che si applica solo per i contratti a canone concordato, ovvero che non superano un determinato limite in relazione allâimporto dellâaffitto mensile.
Per beneficiare delle agevolazioni fiscali per i contratti a canone concordato, è quindi necessario per parti contrattuali farsi assistere dalle organizzazioni della proprietĂ edilizia e dei conduttori firmatarie dellâAccordo Territoriale.
La norma prevista dallâarticolo 1, comma 8 del decreto del MIT e del MEF del 16 gennaio 2017 stabilisce che per i contratti non assistiti sia invece rilasciata apposita attestazione dalle organizzazioni firmatarie dellâaccordo, tale da accertare il rispetto dei requisiti previsti per lâapplicazione delle agevolazioni fiscali.
I chiarimenti in merito sono stati forniti dallâAgenzia delle Entrate: lâattestazione per i contratti a canone concordato non assistiti è obbligatoria e serve per confermare la rispondenza del contenuto economico e normativo del contratto di locazione allâAccordo Territoriale.
Cedolare secca affitti brevi 2022
Meritano un focus particolare le regole previste per gli affitti brevi. Sullâapplicazione della cedolare secca è intervenuta la Legge di Bilancio 2021, che ha previsto la possibilitĂ di applicazione della tassazione agevolata per un massimo di quattro appartamenti per periodo dâimposta.
In caso di superamento, non solo si passerĂ alla tassazione ordinaria IRPEF, ma lâattivitĂ di locazione, da chiunque esercitata, si presumerĂ svolta in forma imprenditoriale e diventa di fatto obbligatorio dotarsi di partita IVA.
I limiti allâapplicazione della cedolare secca sugli affitti brevi si applicano anche ai contratti stipulati tramite intermediari, oppure tramite piattaforme telematiche che mettono in contatto persone in cerca di un immobile con persone che dispongono di appartamenti da condurre in locazione.
Come esercitare lâopzione della cedolare secca
Dopo le regole tecniche ed una panoramica delle ultime novitĂ , analizziamo di seguito la procedura operativa per esercitare lâopzione della cedolare secca.
Lâadesione al regime fiscale cedolare secca con aliquota agevolata può essere effettuata allâatto di registrazione del contratto o negli anni successivi.
Alla registrazione del contratto lâopzione deve essere comunicata con il modello RLI utilizzato per la registrazione del contratto dâaffitto.
Lâopzione nelle annualitĂ successive – ovvero il rinnovo – va esercitata, entro 30 giorni dalla scadenza dellâannualitĂ precedente utilizzando il modello RLI.
Allo stesso modo, si può scegliere la cedolare in sede di proroga, anche tacita, del contratto di locazione sempre entro 30 giorni dal momento della proroga.
Per i contratti per i quali non câè lâobbligo di registrazione in termine fisso (locazioni âbreviâ, di durata complessiva nellâanno non superiore a 30 giorni), il locatore può applicare la cedolare secca direttamente nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo dâimposta nel quale è prodotto il reddito, oppure esercitare lâopzione in sede di registrazione in caso dâuso o di registrazione volontaria del contratto.
Chi decide di avvalersi della cedolare secca ha lâobbligo di comunicarlo preventivamente allâinquilino con lettera raccomandata. Con la comunicazione il locatore rinuncia alla facoltĂ di chiedere lâaggiornamento del canone, anche se era previsto nel contratto, incluso quello per adeguamento Istat.
Lâinvio della raccomandata allâinquilino non è obbligatoria nel caso in cui il contratto preveda giĂ la rinuncia allâadeguamento del canone dâaffitto.
Per i contratti di locazione di durata complessiva nellâanno inferiore a trenta giorni (per i quali non vige lâobbligo di registrazione) e per quelli in cui è indicata espressamente la rinuncia, a qualsiasi titolo, allâaggiornamento del canone, non è necessario inviare al conduttore alcuna comunicazione
Comunicazione proroga o risoluzione contratto
Per effetto delle modifiche introdotte dal DL 193/2016, in caso di mancata comunicazione sulla proroga del contratto di locazione a cedolare secca non si decade dalla tassazione agevolata qualora il contribuente abbia mantenuto un comportamento coerente.
Il comportamento coerente per la cedolare secca consiste in:
- aver effettuato i versamenti dellâimposta;
- indicato i redditi da locazione a cedolare secca in dichiarazione dei redditi.
Si ricorda inoltre che lâarticolo 3-bis del Decreto Crescita n. 34/2019 ha eliminato la sanzione prevista in caso di mancata presentazione della comunicazione relativa alla proroga o alla risoluzione del contratto a cedolare secca.
Precedentemente, la sanzione prevista in caso di omessa o tardiva comunicazione era pari a 100 euro, dimezzata a 50 euro nel caso di invio allâAgenzia delle Entrate entro 30 giorno dallâevento.
Quando e come pagare acconto e saldo della cedolare secca
I locatori che decidono di aderire al regime fiscale con aliquota sostitutiva a cedolare secca 2022 non dovranno versare, allâatto di registrazione del contratto, imposta di registro e imposta di bollo.
Le imposte relativa al reddito derivante dallâaffitto dellâimmobile devono essere versate negli tempi e modalitĂ previsti per lâIRPEF, ovvero in acconto e saldo, eccetto che per il primo anno in cui lâacconto non è dovuto in quanto manca la base imponibile di riferimento, ovvero lâimposta sostitutiva dovuta per lâanno precedente.
Sulle modalitĂ di versamento della cedolare secca si ricorda che lâacconto dovuto, da calcolare in base allâimposta versata nellâanno precedente, è pari al 100 per cento.
Lâacconto dovuto deve essere pagato:
- in unâunica soluzione, entro il 30 novembre, se lâimporto è inferiore a 257,52 euro
- in due rate, se lâimporto dovuto è superiore a 257,52 euro:
- la prima, del 40 per cento, entro il 30 giugno;
- la seconda, del restante 60 per cento, entro il 30 novembre.
Il saldo si versa entro il 30 giugno dellâanno successivo a quello di riferimento.
Per il versamento della cedolare secca con modello F24, vanno utilizzati questi codici tributo:
- 1840: Cedolare secca locazioni – Acconto prima rata
- 1841: Cedolare secca locazioni – Acconto seconda rata o unica soluzione
- 1842: Cedolare secca locazioni – Saldo
Cedolare secca conviene? Istruzioni e differenze con tassazione IRPEF
Dopo aver fornito tutte le istruzioni necessarie allâapplicazione della cedolare secca sugli affitti nel 2022, rispondiamo di seguito ad una delle domande che si pongono piĂš di frequenti i proprietari di immobili:Â conviene la tassazione sostitutiva del 10 o del 21 per cento rispetto allâIRPEF?
Per capirlo bisogna partire da alcuni assunti di base.
Il reddito da locazione con il regime a cedolare secca segue le seguenti regole:
- è escluso dal reddito complessivo;
- sul reddito assoggettato a cedolare e sulla cedolare stessa non possono essere fatti valere oneri deducibili e detrazioni;
- il reddito assoggettato a cedolare deve essere compreso nel reddito ai fini del riconoscimento della spettanza o della determinazione di deduzioni, detrazioni o benefici di qualsiasi titolo collegati al possesso di requisiti reddituali (determinazione dellâIsee, determinazione del reddito per essere considerato a carico).
Come anticipavamo in precedenza, il calcolo di convenienza andrà fatto caso per caso, soprattutto per la cedolare secca del 21 per cento.
La convenienza è abbastanza lampante per la cedolare secca del 10 per cento, anche se come abbiamo visto prevede specifici requisiti per poterne beneficiare. Il discorso si complica per quel che riguarda la cedolare secca del 21 per cento.
In ogni caso, è necessario partire considerando il reddito del contribuente.
Infatti, bisogna ricordare che sotto ad una certa soglia (fissata ad 8.125 euro) non sono dovute imposte.
In tal caso conviene quindi restare nel regime di tassazione IRPEF, in quanto lâadesione alla cedolare secca non prevede delle soglie di esenzione ed il pagamento sarĂ in ogni caso dovuto.
Collegandoci a quanto sopra, appare quindi immediato constatare che la cedolare secca conviene in misura maggiore ai contribuenti con redditi elevati che, invece di rischiare di passare ad uno scaglione IRPEF superiore (e quindi applicare unâaliquota piĂš elevata sul reddito complessivo) cumulando il reddito fondiario ai redditi da lavoro, possono tassare la somma derivante dalla locazione con unâaliquota fissa.
Anche in questo caso câè un però: sul reddito assoggettato a cedolare e sulla cedolare stessa non possono essere fatti valere oneri deducibili e detrazioni.
Considerando questo aspetto, sarĂ quindi necessario valutare il totale delle somme che si intende portare in detrazione o deduzione fiscale, per evitare che – per effetto della tassazione con cedolare secca – non si abbia abbastanza capienza IRPEF per sfruttarle.