Arriva l’attesa svolta della Commissione Ue contro la crisi abitativa, ma, nelle capitali europee, sulle nuove norme è già politica.
A dividere, in particolare, sono le misure sugli affitti brevi. “Saranno utili in molte città ma dobbiamo ammettere che ciò è ben lungi dal risolvere tutti i nostri problemi. Tutt’altro”, ha sottolineato lo stesso commissario Ue all’Edilizia abitativa, Dan Jorgensen, riconoscendo i limiti della nuova proposta di regolamento presentata da Palazzo Berlymont.
Di fatto l’unico elemento che introduce l’Affordable Housing Act è quello di dare agli enti locali la possibilità di definire una zona sotto pressione abitativa, ovvero in cui i prezzi di vendita delle case superano di otto volte il reddito disponibile annuo pro capite. In tal caso le autorità locali potranno introdurre limiti agli affitti per locazioni turistiche senza incorrere in ricorsi per violazione delle norme del mercato interno, come la ben nota direttiva Servizi.
Il testo prevede che al di sopra di 10, la soglia è considerata sufficientemente elevata e significativa da non rendere necessario, in aggiunta, prendere in esame gli ultimi 10 anni. L’Affordable Housing Act introduce, per la prima volta, un quadro comune europeo per la valutazione delle misure in materia di edilizia abitativa che incidono sul mercato unico.
La decisione se intervenire e quali misure adottare spetta alle autorità competenti; le scelte di politica abitativa rimangono di competenza nazionale, regionale e locale.
Il tema della caro-affitti e del diritto alla casa era stato uno dei punti su cui i socialisti Ue avevano insistito per poter appoggiare un secondo mandato di Ursula Von der Leyen alla Commissione europea. Il gruppo socialista aveva anche chiesto e ottenuto una commissione speciale sulle Politiche abitative e avviato un ampio confronto, supportato anche dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, con un’alleanza di sindaci.
Al netto degli altri temi, Gaza, Green Deal, Clima, il dossier casa è quello più politicamente spendibile per il socio di minoranza della coalizione Ursula. Il collegio dei commissari è stato a lungo diviso sul dossier, i membri del Ppe che siedono nell’esecutivo Ue tentati dal togliere la gran parte delle misure inizialmente previste. Jorgensen è riuscito a salvare la norma sugli affitti brevi, mentre alcune indicazioni sono contenute solo a livello di raccomandazione, essendo quello della casa un tema di competenza nazionale.
Tutto il centrodestra ha comunque promesso battaglia in Parlamento europeo. FdI ha accusato la Commissione di “comprimere il diritto di proprietà” e invadere le competenze nazionali, con il rischio di ridurre l’offerta, frenare gli investimenti e rendere le case meno accessibili. Forza Italia ha chiesto di ritirare o riscrivere la proposta mentre la Lega ha avvertito: ‘giù le mani dalla casa, il diritto di proprietà resta inviolabile’.
Fonte ( Il Sole 24 ore)
Mappatura delle case sul mercato degli “Affitti brevi”.
Mappatura e provenienza degli immobili italiani
Aigab: ‘510mila case per cui esiste un annuncio online, ma nelle grandi città il 15% è vuoto’
In Italia ci sono ben 35,6 milioni di abitazioni residenziali, 4,3 milioni (il 12,1%) sono in affitto 4+4 e le seconde case “non utilizzate” sono 9,6 milioni (circa il 27% del totale).
Sono “solo” 510mila quelle attualmente a reddito con affitti brevi per le quali esiste un annuncio online (con 2,5 milioni di posti letto, circa la metà del totale nazionale): rappresentano l’1,4% rispetto al totale delle case esistenti in Italia e il 5,3% delle “seconde case inutilizzate” e 76mila si trovano nei capoluoghi. Si trovano per lo più nelle località di campagna/mare e nei borghi.
È la fotografia degli immobili italiani fatta dal Centro Studi Aigab – Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi che dà un’altra informazione interessante: nelle grandi città quasi il 15% degli immobili è vuoto. Circa il 96% delle case online appartiene a proprietari singoli; sono oltre 700mila le famiglie italiane (circa 2,8 milioni di individui) per le quali l’affitto breve rappresenta spesso la principale fonte di sostentamento o il mezzo per mantenere il patrimonio immobiliare di proprietà.
La popolazione italiana è in decrescita ed è destinata a passare da 59 milioni al 1° gennaio 2022 a 45,8 milioni nel 2050. Il rapporto tra individui in età lavorativa (15-64 anni) e non (0-14 e 65 anni e più) passerà a circa a uno a uno nel 2050. Molti italiani ereditano più case di quante possano utilizzare, case che necessitano di investimenti per essere messe a reddito.
Inoltre solo una piccola parte (il 2,2%) degli immobili che vengono destinati agli affitti brevi era precedentemente locata a lungo termine. La maggior parte era già nella disponibilità di famiglia, proveniente da immobili ereditati, sfitti o abitati in precedenza da proprietari che se ne privano solo temporaneamente magari per trasferimenti temporanei per motivi di lavoro. La quota di immobili acquistati per investimento è del 12,6%.
Ammonta a circa 17mila euro il valore medio incassato per ogni casa online dal proprietario nel 2023 con forchetta tra Milano (circa 31mila euro) e Roma (circa 39mila euro) e destinazioni di mare o montagna (circa 6mila euro l’anno).
Un dato interessante, fa notare Aigab, è quello delle abitazioni non occupate che rappresentano tra il 10 e il 24% delle abitazioni totali. Non solo non producono reddito, ma anzi sono un costo per i proprietari, eppure in molti casi si preferisce tenerle sfitte piuttosto che perdere la disponibilità dell’immobile; tra ritardi e morosità, inoltre, il proprietario rischia nel 62% dei casi.
Il numero complessivo delle abitazioni a Milano è pari a 827.648, di cui 183.227 (22,1%) affittate 4+4 e 105.375 (12,7%) non occupate. In tutto il Comune, gli annunci online ad agosto 2026 sono 16.303 (dati AirDna), pari al 2% del totale delle abitazioni complessive, il 15,5% di quelle sfitte. “Annuncio promosso online” non vuol dire “venduto”, ma vuol dire che l’annuncio è attivo con possibilità di prenotazione.
Secondo i dati Inside Airbnb a giugno 2026 gli appartamenti considerati stabilmente online, cioè che hanno preso almeno una prenotazione negli ultimi 12 mesi, erano solo 7.634 (pari allo 0,9% del totale, 7,2% delle case sfitte). Il numero complessivo delle abitazioni a Firenze è pari a 207.026, di cui 38.505 (18,6%) affittate 4+4 e 25.364 (12,3%) non occupate. In tutto il comune di Firenze, gli annunci online ad agosto 2026 sono 8.947 (fonte AirDna) pari al 4,3%. Secondo i dati Inside Airbnb, a giugno 2026 gli appartamenti considerati stabilmente online erano solo 5.404 (il 2,6% del totale).
Secondo dati Istat, Roma ha un numero di abitazioni di 1.454.511, di cui 234.699 (16,1%) affittate 4+4 e 152.852 (10,5%) non occupate. In tutto il Comune di Roma gli annunci online ad agosto 2026 sono 20.718 (fonte AirDna), pari all’1,4% del totale. A giugno 2026 gli appartamenti destinati agli affitti brevi e considerati stabilmente online erano solo 13.178 (pari all’0,9% del totale).
(Fonte ANSA)
